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SICUREZZA e PREVENZIONE

 

INFORMATIVA SU "UNIVERSITà ED EDUCAZIONE DEGLI ADULTI"

In questi ultimi anni si parla sempre con maggiore insistenza di Educazione degli Adulti. L'esigenza espressa da questa formula è tuttavia molto più antica e nasce dall'ovvia consapevolezza del fatto che la formazione culturale e professionale non può essere relegata soltanto in un determinato periodo della vita, ma deve costituire un processo che dura tutto l'arco dell'esistenza.

In molteplici sue dichiarazioni la Comunità Europea ha ribadito che non potrà esserci nessun effettivo sviluppo sociale ed economico se non si faranno consistenti investimenti nel campo dell'Educazione degli Adulti.

Sembra pertanto opportuno domandarci se l'Università debba avere un suo ruolo in questo settore e, di conseguenza, quale esso possa essere. Una risposta organica deve tener presente la seguente triplice serie di esigenze:

1. Il quadro normativo in materia di EDA

2. Le esigenze del mondo universitario

3. Le esigenze del territorio.

E' tuttavia necessaria una premessa. Oggi i soggetti che operano nel campo dell'Istruzione e della Formazione non possono più operare in maniera non relazionata, sono invece chiamati a costituire una rete integrata di soggetti la quale comprenda: Enti che erogano Educazione Formale (scuole ed università), Enti che erogano Educazione non Formale (Università Popolari, Associazioni, Istituzioni del privato sociale, etc.), Enti Locali, Formazione Professionale, etc.

Flessibilità e modularità dell'insegnamento significa, dunque, consentire al discente di collegare le sue esperienze di apprendimento acquisite in vari ambiti.

Il quadro normativo in materia di EDA

Diciamo subito che l'espressione "Educazione degli Adulti" entra nella legislazione italiana proprio nell'ambito di una legge relativa all'Università. Si tratta della L. 341/90 nota come Riforma degli Ordinamenti Didattici. Qui, all'art. 6, si dice che le Università possono svolgere attività di Educazione degli Adulti. L'indicazione è rimasta per anni lettera morta. Gli sviluppi della società, nel contesto europeo e mondiale, hanno successivamente spinto il legislatore ad essere più esplicito sulle possibilità che il settore EDA dischiude al mondo universitario.

Una prima norma in tal senso è costituita dal testo dell'Accordo stipulato in sede di Conferenza Unificata tra Stato, Regioni, Enti Locali il 2.3.2000. Qui nell'art. 7.3 le Università vengono definite Agenti Formativi particolarmente impegnati nel settore dell'EDA. Le Università, si dice, "possono dar vita congiuntamente a forme associative anche a carattere consortile per la gestione di programmi e di progetti comuni".

La Commissione delle Comunità Europee in data 30.10.2000 ha presentato il memorandum sull'Istruzione e la Formazione Permanente. In questo testo il ruolo delle Università è in più luoghi e con maggior chiarezza esplicitato. Tra l'altro vi leggiamo che "L'apertura delle Università ad un pubblico più ampio è inscindibile da una evoluzione delle stesse istituzioni dell'istruzione superiore, e non solo per quanto riguarda il loro funzionamento interno, ma anche in relazione con gli altri sistemi di formazione". Già nel luglio 2000, a Liegi l'European Higher Education Forum aveva sollecitato le Università a mettersi in rete col mondo dell'insegnamento non formale e con gli altri contesti educativi per ampliare la propria offerta formativa.

La stessa Commissione della Comunità Europea il 21.11.2001 ribadiva la necessità di "integrare i vari contesti di apprendimento formale". Agli stati membri veniva chiesto di sollecitare le università "ad attuare sistematicamente misure di valutazione e di riconoscimento dell'apprendimento non formale".

Le esigenze del mondo universitario

Costituisce un'esperienza ricorrente di ogni attento docente universitario la constatazione di una preparazione di base sempre più carente da parte dei nuovi iscritti. L'analisi di questa situazione richiederebbe uno studio accurato. Si pone, in ogni caso, l'esigenza di istituire corsi propedeutici oppure integrativi a favore degli studenti che dimostrino un deficit di conoscenze di base. Altro aspetto rilevante è la conoscenza delle discipline informatiche la quale viene richiesta ai laureandi di ogni tipologia di corso di laurea ma che, d'altro canto, è difficilmente erogabile da parte di facoltà universitarie, specialmente umanistiche; e ciò per carenze non solo di spazi, ma anche di insegnanti specializzati.

Anche da qui l'esigenza per un Ateneo di collegarsi con Enti di Educazione non Formale con i quali stipulare protocolli d'intesa mirati, volta per volta e secondo le varie necessità. Ancor meglio sarebbe per un Ateneo dar vita ad una propria articolazione didattica, sotto la forma di una associazione no-profit, che serva ad un tempo la popolazione adulta del territorio e la propria popolazione studentesca. Questa formula, tra l'altro, consentirebbe ad un Ateneo di entrare in rete con le scuole che già svolgono corsi EDA, per integrare e completare queste attività, ricavandone una indubbia utilità sotto l'aspetto della presenza e della visibilità sul territorio.

L'alunno migliore è quello che proviene da una famiglia la quale è interamente sensibilizzata a curare la propria formazione permanente.

Le esigenze del territorio.

L'OM. 455/97 ha istituito i Centri Territoriali Per l'Educazione degli Adulti presso alcune scuole scelte dai Provveditorati. La ratio di questo provvedimento è duplice: andare incontro all'esigenza di istruzione ampiamente diffusa utilizzando le strutture scolastiche in orario serale; integrare le esperienze di educazione formale e non formale già presenti nel territorio.

Questi CTP sono invitati a mettersi in rete non solo con altre scuole, ma anche con istituzioni universitarie ed associative di varia natura per approntare la loro offerta didattica.

Questa rete viene attivata nella necessità di offrire una formazione di base a chi cerca lavoro, ma anche a chi deve migliorare la propria condizione lavorativa, così come a chi vuol apprendere soltanto per un miglioramento della qualità della vita.

Riflessione supplementare.

Anche se soltanto recentemente si parla di EDA, in Italia le Università Popolari hanno svolto questa attività sin dallo scorcio del secolo XIX.

Nel 1982 queste Associazioni, che sono veri e propri Enti di educazione non formale, si sono riunite nella Confederazione Nazionale delle Università Popolari Italiane CNUPI.

Nel 1991 il MURST, con un apposito decreto legge, ha riconosciuto la personalità giuridica della CNUPI.

Giancarlo Rinaldi