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Corso di aggiornamento e perfezionamento:

Un gesto, un suono, un emozione.

Indetto ai sensi della D.M. 177/2000

 

Il corso é organizzato, ai sensi della D.M. 177/2000,  dalla CNUPI, per tramite della Università Popolare Riviera di Ulisse.

Il corso é riservato al personale della Scuola, ma qualora i dovessero risultare necessarie altre adesioni per raggiungere il numero minimo previsto di corsisti, potranno essere ammessi corsisti non ancora nel mondo della scuola che abbiano almeno il Diploma di Scuola Media Secondaria Superiore.

Introduzione

Tutti gli individui apprendono, principalmente, attraverso il movimento, il gioco (per i bambini è un vero e proprio lavoro e scuola di apprendimento attraverso il “vissuto corporeo”) ed il suono e quelli che per qualche motivo ne sono privati, pagano in termini di apprendimento ed acquisizione di qualità nella personalità.

A qualunque età, e qualunque sia il grado di “abilità” di un individuo, non si faciliterà alcun apprendimento senza che in Lui stesso non sia stata suscitata la seppur minima emozione.

L’uomo ha sempre tratto dalle emozioni le proprie motivazioni e, quindi, gli stimoli giusti per ricercarne altre.

Questa dissertazione, che scaturisce da 25 anni di esperienza “sul campo” con i bambini, senza esclusione dei diversamente abili, nell’ambito dell’attività motoria di base e dei giochi-sport con la palla, intende proporre una forma di insegnamento nell’ambito dell’area motoria, che ha troppo spesso cultori tanto ap­passionati quanto “sconosciuti” ed in gran parte non all’altezza della situazione (anche se non per loro demerito!).

L’idea, che fonda le sue basi sulle esperienze vissute e sperimentate in questi 25 anni da “istruttore”, è quella di esortare ad operare nell’ambito del recupero e dell’integrazione del diversamente abile utilizzando quelle “arti” che da sempre suscitano l’interesse e sono stimolo per l’uomo, coniugando il movimento al gioco, magari conditi con i suoni, in modo che filtrino una maggiore comunicazione ed una migliore espressione della propria personalità.

Questo mixage di gesti, suoni ed emozioni ho trovato appropriato definirlo:

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Motricità

L’educazione motoria contribuisce allo sviluppo di tutte le aree della personalità: oltre ai progressi sul piano fisico e sul piano cognitivo, essa contribuisce alla maturazione emotiva, alla socializzazione degli allievi ed ad un sano agonismo con gli altri.

Il corpo non deve essere considerato una parte dell’individuo da mortificare affinché lo spirito sia esaltato, esso è, invece, la condizione dell’essere al mondo, un valore pri­mario dell’esistenza, uno strumen­to raffinato che ha contribuito al progresso civile dell’umanità. Il cor­po è una struttura comples­sa, che pulsa e si muove: il movi­mento è condizione primaria per la sua funzionalità ed efficienza. Il movimento finalizzato educato non solo soddisfa le esigenze di mante­nimento e sviluppo fisico, ma ali­menta e potenzia le altre aree della personalità.

Svolgere attività motoria chiara­mente finalizzata (nel movimento finalizzato rientra il gioco-sport e lo sport-destrutturato) significa utilizzare un linguaggio specifico, che, come gli altri linguaggi, con­sente di esprimere l’interiorità indi­viduale, di realizzare i propri intenti comunicativi e di interagire con gli altri.

L’Attività Motoria è la possibilità gioiosa di misurare l’effi­cienza della propria corporeità, occasione per essere con l’altro, si­tuazione organizzata in cui il singo­lo realizza l’integrazione nel gruppo e apprezza il contributo degli altri per esprimere compiutamente le sue potenzialità.

Per queste ragioni fondamen­tali, e non solo, la scuola deve apprestarsi a rivalutare sostanzia­lmente l’educazione motoria. Ad esse si aggiungono al­cune pressanti esigenze, proprie dei nostri giorni, come quella di sal­vaguardare, anche mediante l’educa­zione motoria, la salute del corpo dei giovanissimi, parti­colarmente per quelli meno fortu­nati, e per quelli che vivono in aree geografiche carenti di impianti e di attrezzature (anch’essi, se vogliamo, da considerare come “diversamente abili”).

Possiamo individuare, primariamente, le seguenti finalità generali dell’educazione motoria:

·   Sviluppare le qualità relative alle funzioni senso-percettive, che presiedono alla ricezio­ne e all’elaborazione degli stimoli e delle informazioni;

·   Sviluppare coerenti comportamenti relazionali, mediante la verifica, vissuta in esperienze di gioco, dell’esigenza di regole e di rispetto delle regole stesse, svi­luppando anche la capacità di ini­ziativa e di “soluzione dei problemi”;

·   Consolidare ed affinare gli schemi motori di base, sia statici che dinamici, che regolano la posizione e il movimento del cor­po nello spazio;

·   Sviluppare le abilità relative alla comunicazione gestuale e mimica, alla drammatizzazione, al rappor­to tra movimenti e musica per il miglioramento della sensibilità espressiva ed estetica.

Il   conseguimento di queste finalità concorre alla mi­gliore realizzazione dell’obiettivo specifico dell’educazione motoria: lo sviluppo delle strutture corporee, delle funzioni biologiche e psicolo­giche necessario per il perfeziona­mento della motricità dell’individuo.

La motricità e processi di apprendimento

L’educazione motoria, come si è detto in precedenza, svolge un ruolo fondamentale nell’ambito del processo educativo e ha una note­vole incidenza anche sull’apprendimento scolastico.

Gli apprendimenti scolastici hanno generalmente inizio fra i 5 e i 7 anni. In tale fase, il bambino realiz­za un passaggio qualitativo da un approccio al mondo di tipo globale e sintetico ad una capacità di diffe­renziazione e di analisi dei dati dell’esperienza.

La lettura

Un esempio di quanto affermato è costituito dal rapporto stretto inter­corrente fra la motricità e la lettura, apprendimento com­plesso che sottende una molteplici­tà di processi e funzioni e che pre­suppone una buona organizzazione spazio-tem­porale: l’alto e il basso, la de­stra e la sinistra; da sinistra a destra e dall’alto in basso.

La lettura non si svolge solo nello spazio, ma anche nel tempo: per poter leggere correttamente, infatti, il bambino deve saper accordare sequenze di stimoli visivi ordinati spazialmente secondo rapporti sta­biliti (alto-basso, destra-sinistra) con sequenze temporali di atti (oculo-motori, articolati, percetti­vi, visivi e acustici) ordinati secon­do rapporti stabiliti in base a un ‘prima’ e un ‘dopo’.

La costruzione dello spazio e del tempo si fonda anzitutto sul proprio corpo: la distinzione delle membra del proprio corpo serve come punto di partenza per tutte le altre distin­zioni di luogo e come modello per costruire il mondo nella sua totalità. L’interno e l’esterno, il davanti e il dietro, il sopra e il sotto acquistano un significato in rapporto alle singo­le parti del corpo umano. E soprat­tutto dal senso e dalla direzione del movimento del corpo e delle sue membra che nascono le relazioni spaziali e le forme temporali.

La scrittura

Anche la scrittura, come la lettura, è il risultato di un apprendimento complesso. Essa, infatti, richiede la capacità di analizzare e sintetizza­re il linguaggio sonoro, la memoriz­zazione dei segni grafici corrispon­denti alle singole lettere e la ri­strutturazione nello spazio delle successioni di elementi percepite nel tempo, di cui vanno rispettate le relazioni. La motricità implicata nell’atto grafico è complessa; quest’ultimo, infatti, richiede un’orga­nizzazione degli atti motori nello spazio, una loro determinata suc­cessione, un agile svolgimento dei movimenti, etc.

Le attitudini motorie sottese a un buon apprendimento della scrittura sono la capacità di controllo neuromuscolare, il coordi­namento oculo-manuale, la strutturazione spazio-temporale, l’indipendenza mano-braccio, l’indipendenza delle dita, il coordina­mento nella prensione e nella pres­sione le visioni e trascrizioni dalla sinistra verso la destra.

La prensione, la pressione e il rit­mo, componenti essenziali dei mo­vimenti grafici, fanno parte dell’a­spetto dinamico della scrittura. Il bambino fa molta fatica a mantenere una pressione costante per ogni tratto. Il ritmo, è composto dai cambiamenti nella velocità del tracciato; nel cor­so dell’iscrizione di una lettera o di una parola, continuamente la pen­na rallenta, accelera, o fa una pau­sa quando esegue dei tracciati più o meno curvi. Come per la pressio­ne, questi cambiamenti di velocità corrispondono strettamente alle forme delle lettere e sono sotto la dipendenza del controllo cinestesi­co. Occorre una lunga pratica per­ché l’apprendimento di un buon rit­mo sbocchi nella formazione preci­sa delle lettere. Il miglioramento del ritmo, cioè la divisione dei movi­menti grafici in serie di unità che corrispondono alle forme delle let­tere, evolve parallelamente all’età e alla velocità della scrittura.

La matematica

Secondo Dienes, per il quale la matematica ha rilevanza ai fini della «costruzione della per­sonalità», esiste un rapporto strettissimo tra la motricità e la matematica, che Lui definisce ‘psicomatematica’ (appunto, di Dienes) che si muove in linea con i risul­tati teorici conseguiti dagli studi genetici di Piaget: «il processo di formazione di un concetto richiede più tempo di quanto non si creda, e molto lavoro, apparentemente del tutto inutile alla formazione di un determinato concetto, deve essere compiuto prima [...]. Il bambino gioca con i sassi e altri oggetti raggruppandoli secondo le diverse forme e misure, prima di sapere che egli sta in ef­fetti imparando a conoscere gli ele­menti che formeranno in seguito i concetti di numero e spazio». Le operazioni di pensiero, l’analisi e la sintesi, e il movimento che il pensiero compie dall’una all’altra si costruiscono sulla base di attività quali il riunire, il separare, etc. È notevole constatare come i termi­ni usati nell’apprendimento tradi­zionale del calcolo siano termini di movimento: ‘prendo’, ‘metto’, ‘aggiungo’, ‘ritiro’, legati a un’azione personale. Poiché ogni operazione implica il movimento, proprio me­diante il movimento, cioè mediante un’attività reale che si esercita nel mondo degli oggetti, il bambino può comprendere le nozioni fondamen­tali per l’acquisizione del concetto di numero (cardinale e ordinale) e per la manipolazione dei numeri.

Tappe del processo di apprendimento in matematica:

I    -  Gioco libero

II   -  Gioco strutturato

III  -  Consapevolezza delle struttura del gioco

IV  -  Rappresentazione (grafica, etc.) della struttura del gioco

V   -  Studio della rappresentazione

VI  -  Elaborazione di assiomi e teoremi

La motricità come linguaggio non verbale

Proviamo, solo per un attimo, ad immaginare cosa significhi per noi essere ignorati.
La comunicazione è un bisogno principale, al pari del bisogno di nutrimento: abbiamo bisogno di essere riconosciuti dagli altri, d'avere continua conferma della nostra esistenza.
Il diversamente abile può, ed ha diritto di comunicare, semplicemente occorre calibrarsi con un linguaggio più alla sua "portata" -il linguaggio non verbale- opportunamente calibrato, costituisce uno strumento di notevole potenziale.
In genere distinguiamo tra linguaggio verbale (parlato) e non verbale (musicalità della voce mentre parliamo, espressioni del viso, sguardo, fisiologia, atteggiamenti o movimenti, postura...).
Normalmente diamo molta importanza al linguaggio verbale fino a pensare, probabilmente, che comunicare significhi solo parlare.
A differenza del linguaggio verbale, quello non verbale, dal punto di vista ontogenetico, è di carattere universale, poiché appreso naturalmente da ognuno di noi fin dal concepimento attraverso l'esperienza intrauterina e dopo la nascita nel rapporto madre-bambino. L’essere umano, al suo apparire sulla terra, infatti, si è inserito nel mondo dei suoni: il pianto del neonato, il grido dell’uomo in lotta, l’urlo di furore, di gioia, di sorpresa.

Il linguaggio corporeo non è alternativo, ma complementare agli altri linguaggi. In combinazione, ad esempio, con il suono e la musica, può essere utilizzato per le rappresentazioni sceniche e le attività di drammatizzazione, oltre che di supporto per l’acquisizione di una importante qualità coordinativa che è il ritmo.

Come ogni altro linguag­gio, verbale e non verbale, la motricità adempie a due funzioni: l’‘e­spressione’ e la ‘comunicazione’.

La motricità è espressione poiché rivela un certo modo di essere del­la personalità, estrinseca bisogni, emozioni, sentimenti, pensieri. In quanto espressione, la motricità è attività gratuita, mera manifestazio­ne soggettiva, non orientata a sta­bilire rapporti con gli altri.

La funzione di comunicazione si evidenzia quando la motricità è espressione ‘per altri’, quando cioè si palesa l’intenzione del soggetto di trasmettere messaggi mediante specifici comportamenti motori.

La nostra relazione con gli altri “passa” soprattutto attraverso la comunicazione non verbale, per lo più inconscia e, perciò, involontaria: attraverso il tatto, la mimica facciale, l'espressione dei nostri occhi, l'intensità e la modulazione della voce, la gestualità, il nostro modo di porci.
In tal modo ogni individuo può usufruire di una vasta gamma di valide modalità per esternare quanto urge nel proprio intimo e per porsi in contatto con gli altri. Naturalmente, secondo le proprie attitudini, ognuno tende ad utilizzare con maggior frequenza e soddisfazione un particolare tipo di linguaggio (verbale, mimico-gestuale, grafico-pittorico-plastico e musicale), ricorrendo più di rado agli altri. È, quindi, importante favorire, dall'infanzia, una certa dimestichezza con tutti i mezzi espressivi e, soprattutto, non privilegiarne uno in modo assoluto, trascurando gli altri.

La scuola, ha esteso il suo interessamento anche ai meno fortunati, dei quali, in passato, se ne occupavano gruppi isolati di specialisti. Il problema dell’accettazione del disabile vede coinvolta quale prima palestra di prova la scuola, il primo luogo “sociale” in cui ogni bambino, normodotato e non, si trova a confrontare la propria individualità con quella degli altri. Dai risultati più o meno felici di tale confronto, scaturirà l’atteggiamento del ragazzo verso l’istituzione scolastica: il maggiore o minore equilibrio di tale rapporto, contribuirà alla formazione di una personalità più o meno equilibrata.

La motricità ed il problema della disabilità

La scuola tende ad as­sicurare l’esercizio del diritto all’e­ducazione per tutti i bambini, anche e soprattutto per coloro che sono portatori di handicap.

Con l’aggettivo ‘diversamente abile’ si designano in genere bambini con problemi, difficoltà, o carenze, che rendono inadeguato il loro adatta­mento alle normali attività fisiche ed intellettuali, oltre che sociali. L’origine del deficit può essere di natura biologica o psicologica (vero handicap) o anche so­ciale (disadattamento): l’unificazione dei vari tipi di deficit all’interno di un’u­nica categoria linguistica come quella di ‘disabile’ comporta molte confusioni ed equivoci e pro­duce l’idea errata di avere a che fare con problemi omogenei.

Va quindi evitato ogni atteggia­mento di tipo ‘riduttivistico’ e biso­gna, invece, tener conto del crite­rio di normalità a cui richiamarsi e con cui valutare le difficoltà di un bambino, e considerare se le diffi­coltà siano riferibili a norme di fun­zionamento, di prestazione e di condotta.

Una deviazione da norme di funzio­namento implica un deficit fisico o sensoriale: è questo, ad esempio, il caso di soggetti paraplegici, non vedenti, spastici o down. In molti altri casi, la disabilità non è riferibile a deficit biologici, ma a particolari condizioni sociali che sottolineano l’incapacità di prestazione o di comportamento del soggetto, dovu­ta a fattori ambientali e psicologici, quali, ad esempio, una diversa socializ­zazione cognitiva, affettiva e comportamentale.

Una deviazione dalle norme di comportamento concerne il vivere quotidiano, il modo di rapportarsi agli altri, la competenza sul siste­ma simbolico (regole linguistiche, posturali, di relazione, etc.): in altri termini, il sistema che regola l’inte­razione tra le persone e i loro con­testi.

L’educazione motoria costituisce la forma educativa da privilegiare per realizzare l’integrazione scolastica degli allievi portatori di handicap.

L’attività motoria è quella che, pur eseguita a livelli diversi di compe­tenza, consente il massimo di so­cializzazione tra gli allievi, soprat­tutto in un ambiente in cui l’insegnante abbia saputo educare all’accettazione completa del ‘diver­so’ e all’aiuto reciproco. E l’attività educativa che meno esclude e più accomuna, specialmente nella gio­ia del gioco collettivo, al quale l’al­lievo portatore di handicap è in gra­do di partecipare anche con le limi­tazioni di ruolo che spesso sono imposte dalle sue condizioni psico­fisiche.

Sviluppare le capacità motorie si­gnifica migliorare le conquiste spazio-temporali, rendere più funzio­nali le relazioni con la realtà ester­na, far sì che il movimento diventi un’efficace -nei casi gravissimi la sola possibile- modalità di espres­sione, di esplorazione e di utilizza­zione dell’ambiente. Come abbiamo visto, sono strettissime le connes­sioni tra lo sviluppo dell’intelligen­za, dell’affettività e della motricità; in particolare risulta costante il rapporto tra insufficienza intelletti­va e insufficienza psicomotoria.

Gli obiettivi dell’educazione moto­ria dei bambini portatori di handi­cap non differiscono per l’aspetto qualitativo da quelli dell’educazio­ne motoria dei bambini in genere. Essi sono riconducibili alla promo­zione delle capacità di discrimina­zione percettiva, all’evoluzione de­gli schemi motori e posturali e allo sviluppo delle diverse capacità coordinative.

Un programma di attività commisu­rato alla condizione organica e psi­cologica dell’allievo portatore di handicap esige una più lenta e mi­nuziosa scansione degli interventi educativi. L’attività ‘su misura’, tut­tavia, non può essere confusa con quella riabilitativa, anche se ad essa deve essere coordinata.

Certe situazioni caratterizzate da rilevanti imperfezioni morfologico-funzionali non possono essere af­frontate e risolte dall’insegnante. Talvolta, soltanto il medico, con competenza professionale specia­listica, si trova nella condizione di programmare un’attività motoria di recupero, di riabilitazione e di svi­luppo per particolari aspetti riguar­danti le strutture e le funzioni orga­niche. Nei casi in cui l’handicap non è molto grave, l’insegnante può svolgere positivamente alcune im­portanti funzioni:

·        accettare e far accettare senza riserve i bambini diversamente abili, valorizzandone la presenza;

·         suscitare interessi mediante sti­molazioni appropriate;

·         graduare le difficoltà in base alle possibilità degli allievi;

·         rimuovere ostacoli e occasioni sfavorevoli;

·        evitare atteggiamenti iperprotet­tivi o, al contrario, troppo direttivi, rasserenando il clima psicologico;

·         mediare realmente i rapporti in situazioni di difficoltà o di conflitto;

·        favorire il convincimento perso­nale, il raggiungimento dell’auto­nomia, della sicurezza e dell’auto­stima.

Musica e movimento

Anche il suono è una parte essenziale dell’uomo; esistono alcune attitudini musicali innate quali la discriminazione dell’altezza, dell’intensità, del timbro, del ritmo e della memoria tonale; inoltre, poiché corpo e musica sono linguaggi extraverbali, si può favorire l’espressività in soggetti in difficoltà a livello comunicativo.

Movimento e suono sono elementi essenziali dell’uomo: “l’uomo -secondo Wallon- si realizza attraverso il movimento che, a sua volta, è l’espressione dei rapporti che l’individuo stabilisce con l’ambiente”.

Notevole, infatti, è la valenza pedagogica e psicologica nell’utilizzo della musica e del movimento, specie per soggetti con ritardo mentale, sia per impedire la regressione delle qualità già sviluppate, sia per consentire lo sviluppo possibile delle aree di carenza, mirando all’inserimento sociale.

L’elemento sonoro che trova miglior applicazione nell’ambito delle attività motorie è il ritmo, considerato come aspetto essenziale dell'apprendimento umano.

La musica, come linguaggio universale, imprime nell’animo e nella psiche dell’uomo conoscenza e associazioni che favoriscono la comprensione dei dati culturali e la consapevolezza del sé:

·         musica intesa come espressione delle emozioni;

·         che ristabilisce i ritmi fondamentali dell’organismo e la loro sincronia;

·         che contribuisce a migliorare l’atmosfera degli ambienti;

·         come intermediario nella presa di contatto con la realtà.

L’attività motoria, sia come intervento educativo-didattico, che come prevenzione e come pratica educativa e rieducativa, in abbinamento con la musica, si pone l’obiettivo di stimolare, tramite suono e movimento, alcuni processi mentali implicati nell’apprendimento quale l’attenzione, il riconoscimento, la memoria, la capacità di ricevere, organizzare e relazionare le informazioni provenienti dall’esterno, oltre che suscitare nel soggetto immagini mentali, consentendogli una libera espressione delle emozioni, favorendo la socializzazione e l’integrazione e valorizzando la propria fantasia e creatività.

Il gioco

Non possiamo affrontare il tema dell’apprendimento, qualsivoglia esso sia, senza parlare di gioco, attività ancorata alla vita istintiva del bambino ma che è uno straordinario mezzo per apprendere per tutti.

Da un lato, il gioco è eserci­zio preparatorio alla vita adulta, co­stante verifica e puntualizzazione dell’esperienza acquisita, con cui il bambino tende a realizzare un equilibrio con l’ambiente; dall’altro, esso adempie a una funzione di simulazione, attraverso l’immagina­zione che opera liberamente sulla realtà, utilizzandola e trasformandola a seconda dei bisogni e dei desideri.

Non a caso, nell'articolo 31 della Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia, approvata dall'Assemblea delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989, si riconosce ai bambini e alle bambine "il diritto al riposo e allo svago, a dedicarsi al gioco e alle attività ricreative proprie della loro età e a partecipare liberamente alla vita culturale ed artistica".

Tutto ciò sembra essere molto chiaro, ma spesso non si riconosce il diritto al gioco del bambino, nonostante da più di un secolo, siano numerosissime le raccomandazioni di psicologi e pedagogisti in proposito, eppure, il gioco spesso è ancora considerato un "optional" nella nostra esistenza, ignorando che “i bambini quando giocano, giocano seriamente”.

Il gioco è una cosa seria!

Il gioco del bambino è caratte­rizzato da un impegno motorio che appare talvolta limitato, ma che spesso è così vistoso da far ritene­re che il movimento costituisca l’aspetto di maggior rilievo dell’attività ludica. In realtà, il bambino è impe­gnato in essa con tutta la sua per­sonalità.

Prendiamo in esame alcuni tipi di attività ludica che si caratte­rizzano per un notevole impegno motorio e che la scuola dovrebbe utilizzare per promuovere la motricità in partico­lare oltre che la personalità in generale. La distinzione è soltanto conven­zionale, dal momento che i vari tipi di gioco sopra indicati presentano ampie caratteristiche comuni:

·     i giochi in libertà: sono frutto della motricità spontanea dei bambini, particolarmente nel primo ciclo della scuola elementare, hanno il carattere dell’immediatezza, compor­tano sia rapporti sociali variati e occasionali, sia movimenti ampi e vi­vaci che non obbediscono a schemi organizzativi prefissati. L’insegnante (“Istruttore”) che osserva in modo attento e sistematico, la motricità spontanea è rivelatrice di importanti tratti della personalità degli allievi.

·     i giochi simbolici : mantengono un alto grado di spontaneità, ma si ca­ratterizzano per un’organizzazione e un’esecuzione dettate dalla ten­denza a trasfigurare la realtà. Sono soprattutto manifestazioni della ca­pacità immaginativa dei bambini, stimolati anche dalla pre­senza e dalla disponibilità di oggetti o di piccoli attrezzi, utilizzati non se­condo la loro specifica funzione, ma in rapporto ai significati che si inten­de loro conferire. L’esercizio di immaginazione nel dare significato al movimento può essere stimolato anche dalla pro­posta di interpretare brevi fiabe e racconti.

·     i giochi imitativi : sono anch’essi pre­valentemente utilizzati nelle classi di scuola dell’infanzia e nelle prime classi della scuola elementare. Determinano un adattamento del bambino alla real­tà e, quindi, una crescita delle sue capacità di comprendere il mondo circostante. Sono idonei a realizzare l’ap­prendimento di condotte motorie attraverso la ripetizione di atteg­giamenti e di gesti di determinate persone, di movimenti caratteristici di particolari attività lavorative, di schemi motori di animali, etc. Se è vero che l’imitazione si attua in funzione di adattamento, è anche vero che il bambino, nel gioco mo­tono, tende a uscire dalla pura imi­tazione ed a operare sul piano dell’invenzione. Mentre realizza un certo adattamento, egli elabora in modo personale quanto apprende e diventa capace di prestazioni che attuano in modo originale partico­lari condotte motorie.

·     i giochi con regole : sono giochi or­ganizzati, indicati, prevalentemente ma non esclusivamente, a partire dal se­condo ciclo della scuola elementare. L’esperienza ripetuta consente l’interiorizzazione delle regole e di­sciplina i comportamenti dei singoli e del gruppo. Spesso gli allievi san­no ideare varianti al gioco ed accor­darsi sul cambiamento di alcune regole per assicurare maggiore funzionalità al gioco stesso. I giochi di squadra, soprattutto, rea­lizzano le condizioni perché il singolo bambino possa interagire con gli al­tri, apprezzare la loro presenza ed i loro contributi, sviluppare le capacità di collaborazione. Durante l’esecuzione ditali giochi si determinano le dinamiche psico­logiche proprie di ogni gruppo e quelle che nascono dal confronto di gruppi diversi. In ciascun gruppo è possibile individuare la presenza di leader, il rapporto privilegiato tra alcune componenti, il tentativo di emarginarne altre. L’intervento dell’insegnante deve correggere le di­namiche negative, rendere intercambiabili i ruoli in ciascun gruppo e mutarne periodicamente la composizione.

·     i giochi-sport ed i giochi di simulazione dello sport (sport destrutturato) : sono attività individuali o collettive, orga­nizzate secondo regole definite, che costituiscono una iniziazione ai rituali dello sport adulto, con gli ovvi limiti imposti dalla partecipa­zione di bambini (minibasket, biddy tennis,minivolley, minihandball, etc.). La destrutturazione degli sport (Biddy Tennis, 3YO3 Full Court, Mini tennis, calcio-tennis, go-back, racchettoni, Rug.Bee, etc.) consente di adattare le regole alle qualità motorie dei bambini e rendere più semplice l’approccio all’attività, eliminando tutti gli impedimenti di tipo psicologico ed, eventualmente di destrezza (comunque, migliorabile). Nei giochi-sport si deve evitare la specializzazione precoce e l’antagonismo, per evitare il rischio di risultati negativi, la limitazione delle possibili e­sperienze motorie, la mancanza di uno sviluppo ge­nerale armonico, la demotivazione e l’insicurezza personale che, in seguito, avranno come conseguenza il disinnamoramento per qualsivoglia attività motoria (in definitiva, sindrome dell’abbandono precoce all’attività sportiva). Certamente la palla, per la sua poliedricità di utilizzo e la sua principale peculiarità di poter essere, con la pratica, controllata, sarà l’oggetto ideale ed affascinante, un vero e proprio “desiderio” da dominare. Tra l’altro, la palla consente di lavorare con tantissime persone contemporaneamente, individualizzando il lavoro, semplicemente dosando e diversificando il grado di difficoltà nell’esecuzione del gesto motorio, per livelli di alfabetizzazione motoria.

Il corso é organizzato, ai sensi della D.M. 177/2000,  dalla CNUPI, per tramite della Università Popolare Riviera di Ulisse.

Il corso é riservato al personale della Scuola, ma qualora i dovessero risultare necessarie altre adesioni per raggiungere il numero minimo previsto di corsisti, potranno essere ammessi corsisti non ancora nel mondo della scuola che abbiano almeno il Diploma di Scuola Media Secondaria Superiore.

 

Premessa

Il bambino ha la necessità di compiere una serie di esperienze corporeo-sensoriali, che lo portino ad avere un corretto sviluppo delle sue qualità coordinative ed abilità cognitive.

Generalmente questo avviene durante le normali esperienze quotidiane, che però (e spesso), sono ostacolate da barriere architettoniche, da spazi inadeguati o da tempi non disponibili. Inoltre capita che i genitori o gli educatori, vietino in tutto o in parte queste esperienze, perché ritenute a torto o ragione “pericolose”.

Lo scopo del corso è quello di potenziare le abilità di insegnanti e operatori dell’infanzia, aumentandone nel contempo le loro competenze nella fascia di età compresa tra i 5 ed gli 11 anni (ma anche per gli adulti e, soprattutto, gli anziani), formando sul “come” motivale il bambino ad esperire la propria corporeità, in modo finalizzato, correttamente e senza rischi, riconoscendo tutte le emozioni legate alla motricità. Lo stesso è aperto alla partecipazione, in qualità di uditori, di genitori che consentiranno di interagire, con le loro esperienze reali, con gli altri corsisti ed i docenti stessi.

Obiettivi

Il corso di prefigge di offrire ai corsisti di:

  1. ampliare ed integrare la conoscenza del bambino da 5 ad 11 anni, nell’ambito della psicologia  e della fisiologia dello sviluppo;

  2. offrire la conoscenza della metodologia per suscitare le giuste motivazioni ed emozioni per costruire “giocando” il più ampio "vissuco corporeo";

  3. offrire la conoscenza delle metodologie per una sana attività motoria di base (tecnica e pratica), anche presupposto per la destrutturazione degli sport.

Destinatari

Insegnanti ed educatori, ma, anche, Mamme e Papà, fino ad un massimo di 25 persone.

Moduli

Il corso prevede una parte teorica e una pratica.

Parte teorica:

  1. Psicologia dello sviluppo nel bambino dalla nascita a 12 anni.

  2. Anatomia e fisiologia del bambino dai 0 ai 12 anni.

  3. L’alimentazione del bambino dai 4 ai 12 anni.

  4. Autostima e motivazione.

  5. Aspetti teorici dell’attività ludico-motoria.

  6. Il gioco.

  7. La motricità ed i processi di apprendimento.

  8. La motricità mezzo per leggere, scrivere e far di conto.

  9. La motricità ed il linguaggio non verbale.

  10. La motricità ed il problema della disabilità.

  11. Musica e movimento.

Parte pratica:

La pratica prevede l’applicazione "sul campo" delle metodologie necessarie per l'insegnamento delle attività motorie di base.

Durata e Luogo di svolgimento

Il corso si svolgerà, presumibilmente, a partire dal mese di aprile 2010, dalle ore 16:30 alle ore 19:30 una volta la settimana, in Formia (sede da definirsi) per un monte di 30 ore. L’apprendimento avverrà in aula per 21 ore e 9 ore in spazi dove sarà possibile svolgere UUDD di pratica.

AMMISSIONI

Per aderire al corso bisognerà presentare domanda di partecipazione (contenente Nome, Cognome, luogo e data di nascita, titolo di studio, recapito di posta elettronica, cellulare o telefono, indirizzo) entro e non oltre il 20 marzo 2010, a mezzo eMail all'indirizzo info@unipru.it o inviare ENTRO stessa data, tramite posta, la richiesta a UniPRU - Via Cicerone, 12 - 04023 Formia. Entro il 30 marzo 2010 verrà pubblicato sul sito (www.unipru.it) l'elenco degli ammessi al Corso, nel rispetto del criterio dell'ordine cronologico di domanda. Qualora l'ammesso non provveda a confermare l'iscrizione entro il 10 aprile 2010, si procederà a scorrimento della lista di domande, seguendo il criterio dell'ordine cronologico di domanda. Il Corso è riservato a 30 corsisti.

N.B.: Per ogni eventuale ulteriore informazione ci si può rivolgere alla Segreteria dell'Università Popolare Riviera di Ulisse, al numero telefonico 348 3571690, oppure scrivendo a info@unipru.it.

ISCRIZIONI

Il contributo di partecipazione é di 150,00 €.

Gli aventi diritto dovranno confermare entro il 15 novembre 2008, versando la propria quota, tramite vaglia a: Università Popolare Riviera di Ulisse - Via Cicerone, 12 - 04023 Formia.

Causale versamento: Quota associativa e di frequenza corso di aggiornamento per il personale della scuola ai sensi della D.M. 177/2000: "EMOtricità".

N. B.: Eventuali ritardi nella procedura di iscrizione, in ogni caso, non potranno eccedere la data del 30 novembre 2008. 

DURATA E SVOLGIMENTO

Il Corso di Aggiornamento e Perfezionamento si svolgerà a FORMIA, presso Enti e/o Istituti scolastici e/o CPO “Zauli”. L’apprendimento avverrà in aula e, prevalentemente, in spazi dove è possibile svolgere la pratica della disciplina, per un monte di 30 ore. .

Materiale didattico e di supporto

In formato cartaceo e/o Multimediale.

Collaborazioni

Il Corso è stato progettato in collaborazione con l’Associazione Nazionale Laureati in Scienze Motorie (ANLiSM) e con le Associazioni Sportive "Minibasket.it", "Biddy Tennis" e “Vivere una Scuola Viva - Movimento e Cultura”, tutte preziosissime per la riuscita e la qualità del percorso formativo.

Sono, inoltre, da considerare attivazioni di convenzioni con lo Stato, le Regioni, le Province, i Comuni ed altri Enti pubblici, altre Università, Facoltà, Dipartimenti e Centri di ricerca interdipartimentali e privati ed in particolare associazioni, fondazioni ed imprese con o senza scopo di lucro con i quali instaurare rapporti di collaborazione, anche al di fuori delle convenzioni. 

é prevista l'accettazione di liberalità da parte di soggetti pubblici privati e di persone fisiche.

Esame finale

I corsisti, per ottenere la certificazione del titolo acquisito, dovranno sostenere una prova scritta che saranno valutate in 30.mi. Per ottenere la qualifica sarà necessario conseguire almeno la votazione di 18/30.mi.

Attestato

Ai corsisti verrà rilasciato attestato di frequenza ed a coloro che avranno frequentato almeno il 90% delle UUAA ed ottenuto almeno 18/30.mi alla prova di esame, eventualmente sostenuta, la CNUPI rilascerà:

  • Certificato di "Animatore EMOtricità" attestante la votazione conseguita in 30.mi.

 

Direttore del Corso:

Dott. Giuseppe Santoro

Coordinatore scientifico:

Dott.ssa Vittoria Santoro

Tutor:

Dott. Giuseppe Santoro

Docenti:

D'Angiò Giovanni

Fabbrini Roberto

Palma Erasmo

Santoro Giuseppe

Solis Maria

Spaziani Miriam